Prospero Gallinari

Oggi è morto Prospero Gallinari, parte di un mio immaginario giovanile corrotto ma genuino.
E’ morto da prigioniero dello Stato, lui che lo Stato borghese ha sempre combattuto, proprio oggi che lo Stato, allo stesso tempo larva e parodia di sè stesso, è scomparso ed ha lasciato spazio al dominio del Capitale transnazionale.
E’ morto quando ancora la vendetta si stava consumando, 33 anni dopo il suo arresto. Quella stessa vendetta che aveva più volte assunto la forma della tortura.
Forse non attribuivamo lo stesso significato alla parola Comunismo, forse non avremmo mai percorso strade comuni. Sicuramente la sua storia personale, come quella di molti altri, ha avuto “senso” in quel particolare periodo storico.

Mi sento di dedicargli due pugni chiusi alzati al cielo: uno per il detenuto, uno per il comunista.

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Commissionato studio sul Grillino medio

Di fronte alle cadute politiche ( sarebbe meglio definirli rovesci, ma poi potrei venire accusato di “lesa maestà” nei confronti del Kapo) di Beppe Grillo, le reazioni del Grillino Medio si dividono in alcune categorie. Un’università americana le ha studiate per classificarle.

GRILLINO Storico. E’ quello che per giustificare l’affermazione di ora, riprende un intervento del leader di qualche tempo fa, in cui diceva esattamente il contrario. A casa mia questa si chiama Schizofrenia, malattia rispettabilissima, ma pur sempre una malattia.

GRILLINO Complottista. E’ una specie curiosa. Vede dietro l’errore (sarebbe meglio definirla cazzata, ma poi potrei essere accusato ancora di “lesa maestà”) del guru una macchinazione per screditarlo di fronte all’opinione pubblica. Generalmente non si cita con precisione l’autore di questa macchinazione ma si chiamano in causa a rotazione: giornalisti, potenti, Lehmann Brothers, gli alieni, Gargamella e Ciccio di Nonna Papera.

GRILLINO Tecnico. E’ il più interessante. Smonta le affermazioni del leader (sarebbe meglio definirle stronzate, ma poi potrei essere accusato di “lesa maestà” ) parola per parola, sostituisce ogni parola con un sinonimo, poi le ricompone in rima, fino ad ottenere una poesia di Ungaretti. E’ la tecnica del Cut Up rivista e corretta in salsa miliardario-genovese.

GRILLINO Berlusconiano. E’ colui che ha imparato una sola parola a memoria, “Frainteso”, e la usa sempre e comunque. Grillo ha sparato questa castroneria (sarebbe meglio dire merdata, ma poi potrei essere acusato di “lesa maestà”)? E’ stato frainteso da i mezzi d’informazione. Il problema antropologico dell’appartenente a questa categoria è che tende all’abuso in maniera tale che neppure una cura disintossicante può funzionare. E quindi usa il termine a sproposito anche in situazioni scabrose. “Amore ti amo.” “Anzi, sono stato frainteso”.

GRILLINO pensante. Non tutti gli studi accademici funzionano fino in fondo. Di fronte a questa categoria, l’Università in questione confessa il proprio fallimento: non ne ha ancora trovato un esemplare.

P.S. Confesso che lo studio non è stato fatto da un’università americana. L’ho creato io. Così, per farmi accusare di “Lesa Maestà”.

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Amaro appello all’ultimo Grillino pensante.

Lo confesso, sono fra gli avversari della prima ora di Beppe Grillo. Ho sempre sostenuto che le carattristiche del suo movimento fossero sostanzialmente di destra, interclassiste, prevaricatrici. Ho sempre pensato che l’idea di fondo che animava la mobilitazione dell’ex comico fosse quella di abbattere un sistema per sostituirlo con uno più autoritario, in cui fosse lui il catalizzatore, il punto di riferimento, lui e il suo impero economico-mediatico.

Lo svelamento è stato progressivo, come nei film migliori. E come nei film migliori è stato un crescendo di posizioni vergognose: dal sessismo all’omofobia, al razzismo, un continuo dialogo sussurrato alla peggiore pancia dell’italiano medio. Ed è inutile negare che è stata una cavalcata vincente, feroce come un assalto barbaro, capace di creare un sentimento comune e un immaginario collettivo nel quale molti bravi cittadini sono rimasti impelagati.

L’ultimo incredibile balletto col leader dei “fascisti del terzo millennio”, tuttavia, ha superato il limite della coscienza, della morale, dell’umanità. Mi ha indignato e schifato, convinto come sono che la diversità delle posizioni è ben accetta, ma non deve derogare all’Antifascismo come valore fondante di ogni realtà collettiva, politica, associativa.

Ed in tutto questo, non posso fare a meno di notare quale incredibile portata ha raggiunto l’offensiva culturale del signor Grillo, quando ha un esercito armato di tutto punto pronto a sacrificare ogni barlume di ragione in nome del proprio guru. Ancora stridono le unghie su quegli specchi in cui si arrampicano, servi del nuovo potere. Non corrono il rischio di discutere neppure un accenno del loro eroe e quindi si barcamenano in difese penose e perfino comiche. “E’ stato frainteso”, “Si è solo fermato a parlare con un ragazzotto”, “Non ha bisogno di definirsi Antifascista, perchè è la costituzione ad essere Antifascista”, e molte altre castronerie simili.

Molte sette hanno attraversato la storia dell’Umanità e tutte hanno avuto caratteristiche simili: le parole del capo non si discutono, si difendono. Tutti gli adepti hanno sempre dedicato la propria vita per il bene del capo, persino giustificando le peggiori amenità. Gli avversari sono sempre stati colpiti, denigrati, annientati.

Ma se fra voi, discepoli del nuovo messìa, ci fosse qualcuno ancora in grado di pensare con la propria testa, ancora nella possibilità di scegliere, ebbene forse questa è l’ultima possibilità: fuggite da quella mano ammaliatrice, tagliate quel legame asfissiante.

Potrete finalmente tornare a vivere e a pensare.

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Nuova classe dirigente

Li vedi. Hanno dai 15 ai 30 anni. Ne dimostrano oltre 40.
Non hanno i dubbi dei loro coetanei, non si fanno trascinare nelle battaglie di strada, tipiche dell’affermazione di sè giovanile. Capiscono le dinamiche e usano come il pane termini come correnti, compromesso, leadership, anzichè quelli espressi dagli impeti di speranza. Conoscono i segretari e non passano dai raggruppamenti giovanili. Stanno bene in ogni contesto, perchè appartengono a tutti i contesti. Hanno già molte facce da mostrare, tutte rigorosamente di cera. Difendono a spada tratta i capi del loro partito perchè prima legge loro inculcata è l’obbedienza cieca. Sono di destra culturalmente, lo scopri da come si muovono, come si vestono, come si atteggiano. Ma stanno a sinistra, o in quella che si autodefinisce sinistra. Conoscono a memoria i piani strutturali, i regolamenti comunali, i lavori delle commissioni, ma non hanno idea del funzionamento di un’assemblea popolare. Alle manifestazioni non vengono, se non quelle elettorali della propria organizzazione. Il loro buon senso puzza di scrivania pulita dell’ikea, di valigetta ventiquattrore, di Logan comprate in una boutique. Cambiano il look a seconda del locale che frequentano, perfettamente inseriti in ogni compagnia.

Sono nati vecchi. E saranno la prossima classe dirigente. Dovunque, anche nella tua città, anche a Massa.

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Come canalizzare quella frustrante rabbia del periodo natalizio?

Nei giorni dal Natale a S.Silvestro covo generalmente una rabbia verso il genere umano e le sue barbare usanze. Canalizzare questa rabbia è l’unica maniera per non farla esplodere indiscriminatamente. Dopotutto grande è la confusione sotto il cielo. La situazione dunque è eccellente. Ma non per noi.

Una volta la militanza antagonista vedeva nella lobby dei giudici e dei magistrati l’espressione più concreta della repressione in giacca e cravatta. E’ vero che i tempi cambiano, che non bisogna più avere una visione manichea del mondo, che la società si è modificata e altre cazzate simili, ma veder trasformata la prossima tornata elettorale da elezione politica in elezione del CSM, un tantino mi inquieta.

Una buona fetta della cultura comunista ortodossa vede i centri sociali con il fumo negli occhi, convinta com’è che siano spazi ghettizzanti e autoassolutori, in cui il solo possesso del posto sia la proposta politica e nei quali si rinunci alla voglia e alla capacità di incidere nella società circostante. Perchè facciamo di tutto per dar loro ragione?

Il prete di San Terenzo, riprendendo quella cosa schifosa che si chiama pontifex, ha espresso in maniera solo un tantino più becera il senso della visione della Chiesa nei confronti delle questioni di genere e della sessualità nel suo complesso. E l’affermazione di Papa Ratzinger secondo cui i gay sarebbero una minaccia per la pace è assolutamente dello stesso tenore. Fascisti in abito talare, si chiamano. In nessun’altra maniera.

Ho visto i candidati alle parlamentarie di SeL espressi dalla nostra provincia. Quando si dice un territorio pervaso dalla crisi…

Ricordate la storia del soldato americano che sparò a Calipari, nella vicenda di Giuliana Sgrena? Ci indignammo giustamente per l’assenza di processo e per la vergognosa protezione che ebbe il colpevole. Napolitano è riuscito a fare di più. Ha ricevuto con tutti gli onori i presunti assassini dei pescatori indiani, in nome della sacra italianità e della patria. Mai si è visto nella storia del nostro paese un presidente così vergognosamente irrispettoso delle regole istituzionali e così privo del senso della giustizia. La Russa ringrazia, dato che vuol candidare i due nel suo nuovo soggetto politico (?)…

Il Partito Democratico non ha nulla di sinistra, e lo sappiamo. Ha da tempo scelto i poteri forti, e siamo a conoscenza anche di questo. Ma che volesse candidare Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, imputato per la strage di Viareggio, persona arrogante che neppure scusa ha mai voluto chiedere ai famigliari delle vittime, oltrepassa ogni immaginazione. Pd, PDL, 5Stelle e compagnia varia mi ricordano tanto le riunioni del Partito Repubblicano nei Simpson…

La vicenda del buco ASL di Massa Carrara si arricchisce di nuovi particolari inquietanti, comportamenti penosi, ladrocini senza pudore. E chi pagherà e sta già pagando per questo? Utenti, lavoratori, cittadini. Privatizza gli introiti, socializza le perdite, scarica le responsabilità. E’ questa la legge in vigore nell’epoca del Capitalismo in decomposizione.

Il primo meccanismo disciplinare, anticamera dell’istituzione totale è la famiglia. Essa costituisce il momento iniziale di coercizione dell’individuo, delle sue speranze riottose, del suo desiderio di libertà, proponendo in cambio un complesso apparato di usanze e di comportamenti sostanzialmente irrazionali, perchè basate sul sangue, elemento di falsa appartenenza. Gli individui spesso tendono a sfuggirvi, costruendosi autonomi contesti di collettività, fondati su comuni interessi e reciproche speranze. Per recuperare tutto questo la società disciplinare ha inventato momenti rituali in cui la famiglia torna al centro della nostra vita. Il Natale è il primo momento. E’ per questo che è frutto più della nostra cultura borghese che non della nostra cultura cattolica. E’ difficile combatterlo, prendiamone almeno atto.

Mi sono sfogato. Un carissimo augurio di Buon Natale a tutti quanti.

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Buon anno.

A fine anno è tempo di auguri e di pensieri banali ma sentiti. Mi riservo il privilegio di scegliere almeno a chi destinarli.

Buon anno prima di tutto ai militanti No Tav, per averci dimostrato ancora una volta che tutto è in gioco compresi i nostri corpi, che tutto è bello se è comunitario, che il possibile diventa necessario prima nel cuore, poi nella mente, poi nella realtà.

Buon anno agli immigrati perchè pensavano di trovare l’America e dell’America hanno trovato la repressione, ma continuano ogni giorno a mostrarci come si vive nella guerra globale di un paese fintamente democratico immerso in una finta pace.

Buon anno al ritorno degli Zapatisti, che si coprono il volto per farsi vedere, che hanno inventato la comunicazione globale nel momento della rivolta, non ancora compresi dagli stanchi ortodossi di casa nostra.

Buon anno alle compagne femministe perchè ogni giorno irrompono nel nostro tranquillo quotidiano di militanti, con domande troppo scomode per essere eluse e troppo difficili per essere affrontate.

Buon anno alla Palestina, piccola striscia di terra umiliata, derisa, ferita mutilata. Storico emblema dell’ingiustizia dell’imperialismo, magnifico vessillo di Resistenza, ma anche drammatico grido di dolore e pugno diretto per le nostre coscienze.

Buon anno agli studenti, privilegiati della lotta, ma magnifici ricercatori di mondi nuovi da costruire.

Buon anno ai lavoratori dell’Ikea vittime sacrificali del nostro sistema di consumo. Il loro sangue versato per i colpi dei manganelli è un prezzo troppo salato per una bella e colorata cucina economica. Un giorno forse tornerà a colare da quegli sportelli in legno massello.

Buon anno al popolo greco, sacrificato sull’altare della concorrenza, con in casa nuovamente i fascisti e con l’unica prospettiva di una molotov in mano.

Buon anno alla sorella di Stefano, alle mamme di Daniele e di Marcello, a tutti i parenti di tutti i dannati nelle mani di tutti gli aguzzini del mondo.

E l’ultimo buon anno, il più sentito egoisticamente parlando, ai miei cari compagni della Casa Rossa Occupata. Abbiamo riaperto una strada, spetta a noi percorrerla con la dignità e la forza della storia del Movimento, con la ragione dell’umanità sulle spalle, con l’orgoglio della giustizia al nostro fianco.

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12 e 13 dicembre. Stragi.

Quando sei bambino ti rimangono impresse cose particolari. Piccole situazioni, momenti apparentemente insignificanti. E parole, soprattutto parole. E un bambino si accorge immediatamente quando suo padre attribuisce una particolare importanza ad alcune parole. Ti chiedi perche’, lo scoprirai piu’ tardi.

“Piazza Fontana” e’ una di queste parole. Ed anche “Strage di Stato”. Mio padre le pronunciava con una certa solennita’, mi colpiva. Forse la prima volta che provai a chiedere che cosa fosse quella strage o dove fosse quel luogo non mi reputo’ sufficientemente grande. Esattamente come quella volta che gli chiesi per quale motivo, se la polizia e’ buona, avrebbe dovuto uccidere quel giovane ragazzo comunista che manifestava contro la guerra, protagonista di quella canzone, Giovanni Ardizzone. Non ebbe ancora il coraggio di rispondermi come avrebbe voluto, elencandomi le nefandezze delle forze dell’ordine e descrivendo il loro ruolo al servizio del potere. Mi disse semplicemente che “tutti sbagliano”, ma non fu convincente. Ho capito piu’ tardi che era sbagliata la mia premessa…

Insomma, le prime informazioni che ricevetti sulla vicenda di Piazza Fontana me le procurai direttamente da solo, iniziando a sfogliare quel magnifico libro di controinchiesta dal titolo eloquente “Strage di Stato”, che poi non fu altro che il piu’ straordinario momento di controinformazione militante realizzato in questo paese. Non ne capii molto, ma cio’ che subito mi provoco’ fu il desiderio di cominciare a comprendere cosa fosse successo in quel periodo, di continuare a domandare a mio padre, di informarmi su quella che successivamente avrei imparato a chiamare “Strategia della tensione”. E da allora il 12 dicembre e’ rimasta data cardine, su cui riflettere e di cui parlare.

Sulle vicende della bomba di Milano, il Movimento conosce i responsabili e i mandanti. E sa perfettamente il ruolo delle forze neofasciste. A noi il compito di inserire quella vicenda nella piu’ ampia strategia di criminalizzazione della sinistra extraparlamentare di allora, come mirabilmente scritto nella prefazione al libro, dagli autori:

Questa controinchiesta – condotta da un gruppo di militanti della sinistra extra-parlamentare e iniziata nel periodo in cui, con il pretesto degli attentati dei 12 dicembre, si scatenava la caccia all'”estremista di sinistra” – non nasce da esigenze di legittima difesa: per denunciare “le disfunzioni dello stato democratico” o “la violazione dei diritti costituzionali dei cittadini”. Sappiamo che questi diritti, quando esistono, sono riservati esclusivamente a chi accetta le regole del gioco imposto dai padroni […] Per noi, “giustizia di classe” e “violenza di stato” non sono definizioni astratte o slogan propagandistici, ma giudizi acquisiti con l’esperienza: gli operai, i contadini, gli studenti, li verificano ogni giorno nelle fabbriche, nelle campagne, nelle scuole, nelle piazze e non soltanto nelle “situazioni di emergenza”. La repressione preferiamo chiamarla rappresaglia. Essa rappresenta un parametro di incidenza rivoluzionaria: sappiamo che il sistema colpisce con tanta più virulenza quanto più i modi e gli obiettivi della lotta sono giusti..

Oggi, tuttavia e’ il 13 dicembre. E non e’ solamente il giorno successivo all’anniversario della Strage di Stato: e’ anch’esso anniversario di una strage, quella dell’anno passato a Firenze, in cui un fascista di Casapound ha ucciso Samb e Diop.

Mi sono chiesto piu’ volte se non fosse sacrilego affiancare una data simbolica con questa. Se non fosse mettere in comunicazione due vicende con diversi ordini di grandezza nella gravita’. Ammesso che un discorso di questo genere sia legittimo, io comunque credo di no.

Credo che nella storia delle lotte di questo paese, nell’immaginario politico del Movimento, anche il 13 dicembre debba acquisire un ruolo paradigmatico: il momento in cui, ancora una volta, il fascismo si pone’, nelle sue diverse articolazioni, al servizio della repressione e del potere, interpretando quel ruolo di becera manovalanza al servizio del Capitale. Il momento in cui si assiste a un disperato svelamento della natura sempre presente nelle forze post-neo-fasciste: quello dell’odio per ogni forma di alterita’, politica, culturale, di genere. Il momento in cui le nostre analisi sulla pericolosita’ pubblica di queste maledette aggregazioni, trovavano una triste conferma.

Il 12 e il 13 dicembre sono due date profondamente diverse, per tanti motivi. Ma c’e’ qualcosa che le unisce, ed e’ quel filo nero fascista, tanto piu’ infame quanto piu’ legato ad apparati piu’ o meno deviati dello Stato. Il nostro compito e’ continuare a denunciare tutto questo, e’ proseguire nelle analisi e togliere spazio alle realta’ neo-fasciste, lottando per giustizia ed uguaglianza sociale.

E’ far si che ancora e per sempre un bambino possa accorgersi della solennita’ di certi momenti e possa farli diventare parte del suo patrimonio culturale. Sia il 12 che il 13 dicembre.

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Dopo una nottata di cattiva digestione…

Mi sono svegliato male stamattina. E ho voglia di sputare sentenze. Se non le vuoi sentire, nessuno ti obbliga a leggere questo post.

– si e’ ormai trasformato il concetto di partecipazione politica, se anche un giornale come il Manifesto saluta i 3 milioni di acquirenti in fila al supermercato delle primarie come un grande successo di partecipazione. E noi che del partecipare abbiamo sempre provato a farne prima di tutto metodo sacro dell’agire politico, ci troviamo spiazzati.  Ed il Manifesto, dopo aver perso la testa per Cofferati e dopo aver magnificato Vendola, su chi si concentrera’ la prossima volta, Lapo Elkann?

– c’e’ una crescita costante del fascismo, inteso in senso lato, non tanto dei giovani fascistelli in camicia nera, quanto di una cultura pervasiva di prevaricazione, in ogni dove, dall’assemblea alla bottega, dal semaforo alla sezione. E qual’e’ l’unica risposta fornita da vaste aree di movimento: il contro-presidio. Quando la citta’ neppure sa che cosa sta succedendo e gli unici a marciarci sopra sono la repressione e la bramosia dei giornalisti. Proporre cultura Antifascista e’ certamente piu’ complicato e piu’ faticoso. E poi non sfoga le frustrazioni del maschio virile in attesa della prova di forza muscolare

– il Movimento e’ una cosa inafferrabile, ci hanno sempre detto. E’ carsico, quando non lo vedi e’ perche’ sta scorrendo in profondita’, pronto a zampillare fuori non appena se ne presenta l’occasione. Vero, tutto vero. Ma non hanno aggiunto che quanto piu’ e’ carsico, tanto piu’ e’ impegnato in piccole lotte di bottega, in reciproche accuse, in sottilizzazioni da ragioniere. E mentre il nemico detiene il monopolio della forza, dell’informazione e della cura delle coscienze, e’ piu’ importante discutere di diatribe interne, tutte cosi’ importanti che ne parlano in ogni canale tv.

– la nostra e’ una societa’ capillarmente maschilista. Ed anche subdolamente. Ma se dici queste cose, anche ai compagni, passi per quello che si e’ costruito la sua inutile battaglia personale, magari per accattivarsi le simpatie del mondo femminile. Ed anche fra le compagne, il tuo e’ un discorso ambiguo, e fioccano i distinguo e le puntualizzazioni. Ma perche’, non provate ad acquisire un po’ di protagonismo e a denunciare con forza e con la lotta questa vergognosa situazione?

– “la televisione controlla le menti, non propone niente di realmente culturale e di alternativo.” Ok, avete ragione. Ma perche’ sapete a memoria tutti i programmi, tutti i palinsesti, tutte le pubblicita’? E perche’, soprattutto, avete rinunciato ad uscire, a confrontarvi, o anche semplicemente a godervi una serata, senza pensare alla fottuta sveglia della mattina dopo?

– in chilometriche discussioni sulle ragioni per cui il nemico si e’ imposto culturalmente, e’ stancante osservare la totale mancanza di sincerita’, per cui e’ facile vedere la contraddizione altrui, ma non la propria. “La religione e’ l’oppio dei popoli”, diceva qualcuno famoso. “Il calcio e’ il nuovo oppio dei popoli”, ha aggiunto qualcun’altro un po’ meno famoso. E’ curioso che il primo termine di paragone, cioe’ l’oppio non lo tiri fuori nessuno come elemento di controllo sociale. Dopotutto la droga e’ ganza. E poi e’ anche antifascista.

Mentre scrivo tutte queste cazzate, mi va l’occhio sulla notizia delle primarie digitalizzate del Movimento di indignazione nazionale, detto 5Stelle. C’e’ chi sta peggio di me e forse non ha neppure mangiato pesante.

 

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Il mondo studentesco. Fra a-politica e “ne’ rossi, ne’ neri…”

Uno degli errori che vengono commessi piu’ di frequente in ambito politico, ma anche sociale, e’ quello di vedere la realta’ per compartimenti stagni privandola delle connessioni e delle dinamiche relazionali. Cosi’ si creano categorie assolute che, se utilizzate in maniera astratta, faticano a rappresentare la complessita’ della realta’. Pensiamo alla categoria di operaio, di proletario, di classe media, di borghesia.                                                                     E pensiamo a quella di studente.

Percepire il mondo studentesco come un gruppo sociale indipendente dalla realta’ che lo circonda, e’ grave perche’ miope dal punto di vista sociologico, ma soprattutto perche’ perdente dal punto di vista politico. Ma se a percepirsi come un qualcosa di astratto dal mondo circostante sono gli stessi studenti, la cosa comincia ad essere preoccupante. E a pensar male, una certa premeditazione conservatrice da parte delle forze della difesa dello status quo ci deve essere.

In particolare mi riferisco alla manifestazione studentesca di Massa e alla richiesta di una parte degli studenti di mantenere una certa a-politicita’ nella protesta. Si pretendeva da parte di qualcuno di creare una mobilitazione puramente rivendicativa sul DDL Aprea-Ghizzoni, con l’obiettivo unico di vederlo messo in discussione.

La follia di questa concezione, che e’ poi la follia della politica de-ideologizzata, e’ quella di pensare a un mondo scolastico completamente avulso dal resto della societa’, e di non comprendere che dietro questo disegno di legge c’e’ un processo politico complessivo in atto che e’ in tutto e per tutto figlio della societa’ neo-liberista e capitalista. L’idea di annullare di fatto gli organismi partecipativi all’interno della scuola e di trasformare gli studenti in utenti della cultura, pronti per il mercato del lavoro e risorse della mobilita’ lavorativa, e’ parte di un disegno di trasformazione del Capitale, per il quale la merce da vendere non puo’ piu’ essere l’auto o la lavatrice (vista la crisi in atto), ma ogni elemento di quello che una volta si chiamava stato sociale.

Non comprendere la portata della battaglia in atto e’ gravissimo e pericolosissimo. E, soprattutto, non comprendere che per combattere per una scuola migliore occorre inquadrare l’istituzione scolastica in una logica piu’ complessiva, che ha un nome ben preciso e si chiama “Capitalismo”, e’ atto fallimentare. O probabilmente atto voluto, da quelle forze che basano la propria esistenza sulla gestione dei fenomeni in corso.

Una parte degli studenti ha capito tutto questo e ha voluto fortemente rappresentare la protesta complessiva contro il Capitale anche attraverso un apparato simbolico che significa prima di tutto riscossa degli sfruttati contro gli sfruttatori e indignazione e rabbia contro il potere dominante, sia esso politico, baronale o repressivo. Di questo apparato fa parte la bandiera rossa e fa parte la volonta’ di vedere il momento della mobilitazione come occasione per mostrare a tutti le agenzie dello sfruttamento, dalle interinali alle sedi del padronato.

Un’altra parte ha invece pensato di arrendersi alle logiche dominanti, autorappresentandosi in maniera assolutamente chiara nel coro “Ne’ rossi, ne’ neri, ma liberi pensieri“. Sarebbe di per se’ gia’ vergognoso. Lo e’ a maggior ragione quando si intravede il disegno messo in atto da alcuni professionisti della conservazione, di togliere spazio a chi puo’ condurre la mobilitazione verso qualcosa di dirompente.

Occorrerebbe un appello per riportarli quanto meno ad un po’ di sana ribellione giovanile. Ma c’e poco da fare, gli hanno gia’ succhiato il sangue dalle vene.

 

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Daspo e flagranza differita contro il Movimento.

Chiamiamo “emergenza” una continua ri-definizione strumentale del “nemico pubblico” da parte dei poteri costituiti. Grazie all’emergenza, agli occhi della fantomatica “opinione pubblica” viene resa accettabile non solo la violazione ma la vera e propria sospensione delle libertà formalmente sancite dalle costituzioni e dalle carte dei diritti umani. Accettabile? Di più: necessaria e auspicabile al fine di “difendere la democrazia”.

Con queste parole si apre il magnifico testo “Nemici dello Stato” del Luther Blissett Project, una sorta di storia d’Italia attraverso le legislazioni d’emergenza. Un’opera di qualche anno fa (edito da Derive/approdi nel 2000), che meriterebbe quantomeno un paio di capitoli ulteriori. Perchè il cosiddetto “Nemico Pubblico” ha via via assunto nuove forme in questi ultimi anni.

Quando qualche anno fa, la totalità o quasi dell’opinione pubblica, dei mezzi d’informazione e delle forze politiche individuò nel fenomeno Ultras, il nuovo capro espiatorio su cui costruire e su cui esercitare una innovativa forma legislativa, alcune parti del Movimento intravidero immediatamente il pericolo e lanciarono l’allarme. Era, secondo quell’analisi superficiale ma quantomai azzeccata, un’accurata sperimentazione da collaudare inizialmente su un gruppo sociale fortemente marginale e altrettanto criticabile, per poi allargarla a una parte più ampia della popolazione in funzione di controllo sociale e di azione repressiva.

Oggi abbiamo conferma dell nostre previsioni. Il ministro degli interni Cancellieri sta proponendo di introdurre nei confronti dei manifestanti le stesse misure allora adottate negli stadi: il Daspo per impedire di partecipare alle mobilitazioni ai militanti più recalcitranti di fronte all’ordine costituito e la cosiddetta flagranza differita, magnifico ossimoro che consentirebbe di prolungare il tempo dell’arresto in flagranza di reato fino a 48 ore dopo i fatti.

Non si tratta qui di entrare nel tecnicismo delle proposte, per altro anticostituzionali, ma di affrontarle dal punto di vista politico. E’ evidente che la situazione italiana sta raggiungendo un livello di esplosività tale che le normali forme repressive non sono più sufficienti per contenerla. Aumentano le difficoltà, le povertà, la disperazione. Aumenta la consapevolezza di non aver più nulla da perdere e conseguentemente la voglia di mettere in discussione le strutture economiche e sociali che ci vengono imposte. Soggetti sociali sempre più variegati sono protagonisti delle mobilitazioni, e fra tutti il magnifico ritorno del Movimento studentesco, con la sua possibilità di incidere dovuta anche e soprattutto alla capacità di immaginare forme di lotta allo stesso tempo innovative e efficaci. In più la magnifica esperienza del Movimento No Tav che sta lì a dimostrare l’arroganza dei potenti a cui contrapporre l’istanza della comunità in lotta: esperienza tanto più straordinaria per la sua riproducibilità.

Tutto questo va arginato con misure repressive eccezionali, perchè quelle a disposizione del Capitale non sono più sufficienti. E se questo comporta il sacrificio delle regole generali del diritto, non è importante. Anche perchè l’enorme apparato mediatico sta già lavorando per creare il mostro del manifestante violento, un nuovo “Nemico Pubblico” contro cui lanciare la crociata.

Come in passato, allorchè il Movimento diventa un pericolo reale per l’ordine costituito, bisogna fermarlo ad ogni costo.

Da parte nostra, la battaglia politica va avanti. Con più accortezza, ma se possibile con più determinazione.

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