Otto Marzo. Cosa vorrei?

Ogni qualvolta si avvicina la giornata dell’8 marzo, sento come una sorta di inadeguatezza e di scoramento. Non scopro certo io, e non è certamente da ora che quella che dovrebbe essere una ricorrenza fortemente militante non viene più vissuta come tale. Anzi è stata facogitata dal revisionismo alla moda, triturata, digerita e rigettata come un S.Valentino monosex, una festa del consumo, o peggio come la giornata della libertà di fare ciò che è scientificamente negato tutto l’anno.

Esiste un paese dove una volta l’anno si può scendere in piazza e picchiarsi con coloro con cui si hanno delle diatribe, per risolverle una volta per tutte. E tutto è perfettamente legale in questa giornata. L’8 marzo per molte e molti si è trasformato in una cosa simile: per oggi ti concedo un giorno in cui fare ciò che non puoi fare negli altri 364 giorni. Drammatico e terribile.

C’è poi la componente militante che giustamente non si arrende a queste dinamiche e ripropone ciclicamente le consuete iniziative, fatte di dibattiti e cene militanti, per ricordare quella guerrigliera o per riportare su temi prevalentemente di genere l’attenzione e la riflessione. Tutto molto giusto, molto importante. Ma, e forse sono io particolarmente provato, mi appare tutto come stanco, autocelebrativo, inutile.

Ecco il senso di scoramento, quello scoramento da militante, che ritiene le questioni di genere determinanti per la trasformazione della società. Quell’inadeguatezza da comunista che non riesce a tradurre in un linguaggio allo stesso tempo provocatorio e rivoluzionario da una parte e comprensibile dall’altra, la propria necessità di incidere.

Sono stanco e furioso. E così sogno un 8 marzo di rivolta feroce, capace di affermare con rabbia. Quella rabbia che stiamo abbandonando in nome del politically correct. Sogno un 8 marzo di irruzioni nelle case dove si esercitano violenze di genere, fisiche e psicologiche. Sogno un 8 marzo di invasioni delle chiese e dei confessionali dove si legittima il predominio del maschile. Sogno un 8 marzo di distruzioni dei centri di aiuto alla vita dove si sancisce l’annullamento culturale e la libera scelta femminile. Sogno un 8 marzo in cui abbattere le istituzioni, i governi e i parlamenti, i consigli regionali e i comuni perchè è dal potere politico che viene avallato questo stato di cose. Sogno un 8 marzo in cui entrare nelle industrie e nei luoghi della produzione perchè è sul corpo della donna che si ottiene maggiormente il profitto…
Poi mi sveglierò. E andrò all’iniziativa militante. Stanco, ma con la consapevolezza che occorre anche il lavoro quotidiano.

 
Buon 8 marzo. A tutte e a tutti.

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