La dolce estate era già cominciata. Fra oranghi, fumatori incalliti e oppositori deportati

Enrico Bondi è un dirigente d’azienda italiano, il classico imprenditore per tutte le stagioni. Si è occupato, fra le altre, di Montedison, Parmalat, Telecom e persino di Parma Calcio. Serve per tappare i buchi del Capitalismo selvaggio, solo che generalmente per questo usa i corpi degli operai. E’ stato commissario nel governo Monti, amministratore delegato dell’Ilva ed attualmente è commissario governativo Ilva del governo Letta (come dire: diamo libero sfogo al conflitto d’interesse).
Se hai alle spalle una carriera di tale brillantezza non hai pelo sullo stomaco, nè sulla lingua. E generalmente disprezzi l’intelligenza umana. Enrico Bondi il 13 luglio di questo mese ha dichiarato: “l’elevata incidenza di tumori è conseguente al fatto che essendo Taranto città portuale e marittima, negli anni c’è stato un maggior consumo di sigarette e quindi un maggior ricorso al fumo.”. L’inquinamento dell’Ilva non ci incastra nulla.

 

Angelino Alfano e Emma Bonino sono due ministri della Repubblica del governo Letta. Alfano è attualmente  ministro dell’interno e vicepresidente del consiglio dei ministri, ma è già stato Ministro della Giustizia nel governo Berlusconi e segretario del Popolo della Libertà. Il classico politico per tutte le stagioni. Emma Bonino è attualmente Ministro degli esteri. E’ stata Commissario europeo, ministro per il commercio internazionale e per le politiche europee nel Governo Prodi, vicepresidente del senato. La classica politica per tutte le stagioni. Se sei un politico o una politica così navigata, non hai pelo sullo stomaco, nè sulla lingua e generalmente disprezzi l’intelligenza umana. Angelino Alfano e Emma Bonino hanno dichiarato di non sapere nulla del caso Ablyazov-Shalabayeva. Il caso cioè della moglie di un oppositore politico kazako che è stata catturata assieme alla figlia e rispedita in Kazakistan dove rischia discriminazioni, incarcerazioni, torture. Ora le cose sono due, o i ministri di interno e esteri non erano a conoscenza della cosa e dovrebbero essere inquisiti per incapacità, o ne erano a conoscenza e dovrebbero essere inquisiti per la gravità dei loro atti.
Roberto Calderoli è attualmente vicepresidente del Senato (per la terza volta). E’ stato ministro per le riforme istituzionali e ministro per la semplificazione normativa. Il classico politico per tutte le stagioni (generalmente quelle peggiori). Se sei un politico così navigato, non hai pelo sullo stomaco, nè sulla lingua e generalmente disprezzi l’intelligenza umana. E in questo lui si distingue particolarmente.
Roberto Calderoli a un comizio della Lega ha dichiarato: “Quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare alle sembianze di orango”.

Questa breve rassegna stupisce non tanto perchè siamo ingenui, in fondo al peggio non c’è mai fine. Stupisce perchè è l’espressione media della classe dirigente italiana, sia politica che industriale. Eppure, di fronte a tutto questo, non abbiamo una presa di coscienza collettiva. Non assistiamo a una levata di scudi, nè a una generalizzata indignazione. Tutt’al più si considerano dichiarazioni malate, qualche volta persino folkloristiche. Credo, al contrario, che siano uno specchio, un segno, un sintomo ma anche un’opportunità. Sono lo specchio della corruzione del potere in una società capitalistica, in cui, per compiacere ai potenti di turno si fanno affermazioni che scadono nel ridicolo. Sono il segno della realpolitik bipartisan imperialista. Sono il sintomo della decadenza culturale e umana della società occidentale, inchinatasi alla sua antistorica pulsione di chiusure e confini.
Sono tuttavia, come dicevo, un’opportunità: quella di comprendere finalmente che occorre un salto politico, culturale e logico nella nostra concezione di amministrazione e nelle nostre aspirazioni. Quel salto che metta in discussione le classi dominanti col loro portato di ignoranze diffuse e che parta da un’autorganizzazione popolare, orizzontale e conflittuale. In fondo siamo tanti, abbiamo conoscenze e voglia di cambiare. E le piazze sono lì che ci aspettano.

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