Non ci meritiamo questa merda

“In fondo non ci meritiamo questa merda”, lo pensavo ieri, nel mio primo giorno di convalescenza a casa, post malattia. L’umore non è dei migliori, fisicamente sono molto debole. Ma sono a casa finalmente e posso dedicarmi alla lettura delle analisi post-elettorali che Davide accuratamente m’ha spedito. L’ha fatto per difendere il suo voto, di cui si vergogna un po’, ne sono sicuro. Lui astensionista convinto, nel passato. Ma soprattutto l’ha fatto per amore del dibattito.

Insomma, diverse analisi. Non certo quelle dei benpensanti da Corriere della Sera, o da Repubblica, tutti terrorizzati dall’assenza della governabilità, dall’Europa che fugge, dallo spread che impazza. No, le analisi della nostra parte. Siti di movimento  di contro-cultura e personaggi più o meno di riferimento. Wu Ming, Global Project, Dada Viruz, Senza Soste, Militant… e poi Cremaschi, Giulietto Chiesa, Marco Revelli e Marco Rovelli, e altri. Parole, spunti, riflessioni, punti di vista…

La meningite è una malattia rara, quasi sconfitta. Non del tutto evidentemente. E’ provocata da un batterio particolare, almeno nel mio caso, il meningococco. E’ debole, fondamentalmente, e non riesce a penetrare nell’organismo, a meno che questo non sia provato da una qualsiasi malattia in corso. Questi batteri generalmente approfittano dell’abbassamento delle difese immunitarie e provocano sconquassi partendo dalla testa. Occorre prenderli in tempo ed agire immediatamente con massicce dosi di antibiotici.

Questo meningococco (per comodità lo abbrevierò in m5s), generalmente se n’è stato per anni a fregarsene della situazione, appollaiato nell’organismo di un portatore sano, mentre altre battaglie si scatenavano, altre offensive si dispiegavano. Poi un bel giorno ha disegnato una strategia a tavolino, l’ha messa a punto e ha cominciato a costruire un esercito di batteri fedeli, pronti a obbedire in tutto e per tutto. Occorreva solo il momento giusto: un calo vistoso e feroce nelle difese immunitarie, per poi operare l’attacco. M5s, in fondo non è un batterio molto intelligente e non è un organismo adattivo. Una volta effettuato l’attacco, comincia a manifestare la propria idiozia. Parla di strane scie luminose in cielo, di microchip nella testa, di fascismi mitologici con alto senso dello stato, di collaborazione capitale-lavoro, di corporativismo.

Ma bisogna agire subito, con massicce dosi di antibiotico. Bisogna parlare di uguaglianza sociale, di Anticapitalismo, di conflitto sociale fra sfruttati e sfruttatori, bisogna parlare di solidarietà, di internazionalismo. E far presto. L’organismo è debole.

“In fondo non ci meritiamo questa merda”. Non ci meritiamo la rivoluzione borghese, con barbetta e giacca senza cravatta. Non ci meritiamo l’esercito di laureati che ti sventolano la laurea come un valore classista. Non ci meritiamo l’addomesticamento dei Movimenti, assorbiti e silenziati dal movimento legalitario per antonomasia. Non ci meritiamo la falsa orizzontarietà della rete, dietro il vero dominio dell’uomo forte. Soprattutto non ci meritiamo la concezione che il nemico di un mio nemico è un mio amico.

Sono abituato a provare a farmi una domanda negli accadimenti della politica ufficiale. Non essendoci governi amici, la crescita del m5s ha favorito una maturazione o un decadimento dal punto di vista culturale? La risposta sta in questo organismo provato nella testa e quindi nella sua capacità razionale. E purtroppo, cari compagni, non credo alla favoletta ortodossa: non credo che se riuscissimo ad abbattere questo corpo in questa maniera, potremmo finalmente sotituirlo con qualcosa di nuovo e radicalmente diverso. Credo al contrario che questi batteri una volta trionfanti, sapranno moltiplicarsi e proliferare fino al completo controllo dell’organismo.

E’ il momento di reagire. Noi non siamo gli anticorpi della democrazia, come qualcuno diceva, semplicemente perchè la democrazia è un modello che ha fallito. Noi piuttosto siamo un altro virus, più potente, più incisivo e soprattutto più risolutivo, il virus della ribellione. E’ l’ora di sferrare il primo attacco.

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