Federico, sua madre e la barbarie.

La prima reazione è d’orrore, la seconda di rabbia, la terza di consapevolezza. Occorrono tre momenti per comprendere ciò che è successo. Ma solo nel terzo, finito lo sgomento della sorpresa, ecco la capacità di mettere le cose al giusto posto.

I fatti sono noti. I poliziotti che hanno ucciso Federico Aldrovandi sono stati condannati anche in cassazione. E la loro reazione e quella del loro ambiente, si indirizza verso la madre. Sono parole atroci, vergognose, aberranti: “cucciolo di maiale” è definito Federico. La madre è offesa, nella propria figura genitoriale, nel proprio ruolo di donna, nel proprio dolore.

Come dicevo, orrore e rabbia. Ma poi occorre riflettere un attimo e non farsi sorprendere dall’emozione del momento. Questa mancanza di umanità, di empatia o anche semplicemente di prudenza è poi così strana? E’ l’atteggiamento folle delle solite mele marce? In Italia i casi di persone morte nelle mani delle forze dell’ordine sono moltissimi, siano essi detenuti o semplicemente “fermati”. E la cosa più vergognosa è che in queste situazioni scatta un immenso meccanismo di copertura dei responsabili. L’apparato repressivo dello Stato non si processa. In queste situazioni borderline scatta, in maniera diffusa e comprendendo sostanzialmente le varie anime democratiche, l’indignazione e la richiesta di giustizia. Ma scatta anche una forte necessità di affermare il bisogno di non generalizzare. “Non sono tutti così”, “E’ l’eccesso di pochi esaltati”. Ecc.

Fondamentalmente ritengo superficiali, sbagliate e perfino fascistoidi le generalizzazioni. Eppure…

Eppure qui entra in gioco qualcosa d’altro. Qui non si tratta di dire che tutti i membri delle forze dell’ordine sono cattivi, violenti, o fascisti. Si tratta di osservare una sorta di trasformazione antropologica subita da chi indossa una divisa. Un senso permanente di impunità, un odio per l’altro nel suo complesso, e, non ultima, una feroce misoginia che portano a quel diffuso senso di ferocia. E’ come se entrando in quel contesto si perda di vista completamente tutto il resto, si acquisisca un modo di pensare coercitivo e liberticida, violento e prevaricatore.

Ma negli ultimi casi di omicidio delle forze dell’ordine c’è un qualcosa in più. C’è il rifiuto di accettare che a prendere parola contro l’accaduto per  ottenere giustizia, sia una donna, sia essa madre o sorella. C’è il fastidio nel vedere che una figura femminile sia soggetto protagonista nella ribellione contro le prevaricazioni. E’ questo il fattore che più infastidisce i poliziotti che hanno ucciso Federico. Loro artefici e vittime di un mondo di cameratismi e prevaricazioni, di linguaggi tutti al maschile, non riescono a sopportare il coraggio di Patrizia Aldrovandi, di Ilaria Cucchi, di Cira Antignano e di tutte le altre che hanno avuto il coraggio di opporsi. E’ questa l’alterità che dà loro più fastidio. Perchè è un’alterità non classificabile nei tranquillizzanti meccanismi dell’odio per un categoria.

Grazie a Patrizia Aldrovandi e al suo coraggio. Le dobbiamo molto.

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