“10 x 100 anni di carcere”. Una campagna.

Per la mia generazione Genova 2001 è stata tutto.

E’ stata come un romanzo di formazione in cui ti ritrovavi non dalla parte del lettore ma da quella del protagonista, dell’antagonista, della comparsa, del pubblico.

Hai presente quando passi anni a raccontarti la cattiveria del sistema e poi improvvisamente la cattiveria non è più uno scenario immaginato, è reale come il sangue, il sudore, il fumo.

Genova 2001 ha avuto un grande merito. E’ stato il primo momento in cui una narrazione collettiva del movimento nel suo complesso ha messo in discussione il racconto ufficiale fatto dal potere. Non che la storia dell’Antagonismo prima non avesse prodotto narrazioni straordinarie in contrapposizione ai racconti ufficiali. Ma in quest’occasione, anche per la diffusione dei mezzi tecnici di ripresa, c’è stata una presa di parola collettiva, che è partita dai giorni stessi della rivolta ed è andata avanti per anni.

Di fronte a tutto questo e per molte altre ragioni, lo Stato non ha perdonato. E con la protervia che solo il potere può avere, ha promosso i massacratori e individuato i capri espiatori. Come nel Cile di Pinochet.

Quella che Amnesty International ha definito “la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”, necessitava di un’auto-assoluzione del sistema repressivo nel suo complesso e della condanna di 10 persone a oltre 100 anni di carcere.

Non si deve alzare la testa, sia da monito.

Ora spetta nuovamente a noi. Rimettere in piedi la nostra narrazione, tornare a raccontare la verità di quei giorni. Denunciare i veri colpevoli e sostenere i compagni. Il Movimento ha immediatamente compreso l’urgenza e la gravità della situazione e ha messo in piedi una campagna, che si compone di un appello e di una petizione, attraverso la quale poter chiedere l’annullamento della condanna per devastazione e saccheggio per tutti gli imputati e le imputate.

Trovate la campagna al sito:

10×100.it

Vi chiedo di visitare il sito e di firmare la petizione.

E per quanto riguarda noi, abbiamo un’urgenza collettiva: tornare a raccontare quei giorni, con la stessa rabbia e la stessa purezza.

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