“Il contro in testa” di Marco Rovelli. Uno splendido regalo alla nostra terra e alla sua anima ribelle.

Massa e Carrara sono due cittadine molto particolari. Non hanno molto da regalarci in termini di iniziative, eventi, particolarità. Ma hanno un’anima politica e sociale ribelle che le contraddistingue e che mi è molto difficile spiegare. Mi son trovato più volte nel tentativo di rendere quest’anima a amici e compagni di fuori, ma devo ammettere che ho sempre faticato e non sono mai rimasto pienamente soddisfatto. Almeno fino ad oggi. Da ora, quando vorrò provare a rappresentare questa terra, sarà sufficiente consigliare la lettura di questo libro, “Il contro in testa” di Marco Rovelli.

Il libro di Marco è prima di tutto un bel libro, avvincente e ricco di suggestioni. Una sorta di percorso riappacificatore fra l’autore e la sua terra, partito dai racconti nelle osterie e sviluppatosi attraverso storie di anarchia, di Resistenza, di ribellione, nel tentativo di spiegare quel sentimento, il più delle volte sottotraccia, che contraddistingue l’approccio di questa terra alla vita.

Ed è bellissimo perdersi fra episodi emblematici che rendono l’idea di un contesto che all’anarchia prima di tutto, ma anche al Socialismo e alla ribellione tout court, ha dedicato una parte consistente della propria vita.

“…Nel centro di Forno c’è la Casa Socialista (…)  Una volta, era il ’66, mondiali di calcio in Inghilterra, e nella Casa Socialista (detta Cremlino) c’era il pienone per vedere Italia-Urss. Ovviamente tifavano tutti per l’Unione Sovietica. Due compagni osarono esprimere il loro amore per Rivera, e furono condannati ad alzarsi in piedi, mettersi ai lati del televisore, voltati verso il pubblico. Non si meritavano la visione…”

E’ ricca di contraddizioni questa terra, come lo è l’anarchia che, almeno nella sua parte carrarina ne costituisce l’anima. Marco la sviscera e la racconta con la consueta maestria, mettendo in luce come sia strettamente intrecciata alla storia delle cave di marmo e dei cavatori.

“… era sulla strada della Foce che una delle bande degli insorti aveva eretto la prima rudimentale barricata, fermando due carri trainati da buoi, carichi di blocchi di marmo, e mettendoli di traverso. Era il 13 Gennaio, e l’insurrezione carrarina avrebbe contagiato l’Italia, i dimostranti ne erano certi. (…) La scintilla fu dunque sulla Foce: e non so quale tenace apuano spirito abiti quel luogo, se è vero che proprio sul valico della Foce sarebbe iniziata la Resistenza, l’8 settembre del ’43, quando gli Alpini del Battaglione Val di Fassa si unirono ai cittadini che finalmente potevano reagire e dettero battaglia ai tedeschi”.

Il libro, come dicevo, si configura come un percorso di riappacificazione con questa terra, che si compie realmente con la lotta dei migranti del Duomo di Massa, l’anno passato, nella quale, finalmente Marco riscopre quello spirito ribelle, quel magnifico filo rosso egualitario che ci caratterizza.

E l’aver fatto parte di quel momento di lotta è per lui momento redentore. Come lo è stato per me, del resto.

Siamo noi, col nostro essere insieme, che ricostituiamo, ogni volta, le comunicazioni spezzate. Questo, al di là di ogni verità storica, è il fatto. Ed è una verità etica. Ogni volta riprendiamo in mano i fili e li reintrecciamo, per far passare di nuovo l’elettricità. Per far luce, anche quando il buio sembra avanzare senza scampo”.


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